QUADERNI DEL CARCERE (INFOCARCERE)

 

 

 

 

Formato: 22x32

 

Pagine: 104

 

Disponibilità: Disponibile

 

Prezzo: € 20,00

 

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Libro: REBIBBIA

Dai Piombi di Venezia alla Cayenna, dallo Spielberg austro-ungarico al penitenziario di Porto Longone, dall’Asinara al braccio della morte di St. Quentin, così come nella più “banale” casa circondariale, la storia, la cronaca, la letteratura, sono piene di denunce e di racconti legati a quel capitolo, tutto particolare, dove si narra il difficile rapporto tra un uomo e la società allorché questa si sente colpita da un reato commesso da quello. Si tratta, quasi sempre, di un rapporto nel quale il pregiudizio e l’acredine dell’una coincidono ed entrano in collisione con il senso di ribellione dell’altro, fino ad erigere un muro di incomprensione che toglie ogni possibilità di comunicazione tra i due mondi.

Ma la comprensione discende dalla conoscenza o, meglio, dalla volontà attiva di conoscere e richiede interessamento verso gli altri che sono sempre “diversi”. Se, dunque, vorremo frequentare le persone dalle quali ci dividono il velo dell’acredine e il muro dell’indifferenza, potremo allora guardare al loro mondo con sguardi e pensieri del tutto nuovi. In questa ottica va indirizzato un plauso a “Obiettivo Carcere: autobiografia di chi vive al di là del muro” - la serie di volumi che il G.I.S.CA. ha realizzato per “fotografare”, oltre il muro, dieci realtà carcerarie del Lazio. Questi libri, che suscitano emozioni, riflessioni, ripensamenti, sono una rassegna di tante esperienze vissute all’interno delle carceri, racconto della prigione vista dal contrario, inchiesta sul carcere come istituzione totale, luogo immobile e drammatico di residenza, lavoro, sofferenza, dove un gran numero di individui, esclusi da tessuto sociale oltre il necessario e per lungo tempo, conducono un’esistenza regolata da formalità amministrative. E null’altro. Con questa meritoria iniziativa, che dà voce ed identità a persone collocate nelle crepe del rigido edificio istituzionale, gli autori portano le città nascoste fuori dall’oscurità attraverso significative immagini e poche parole, mostrando quanto di positivo matura al loro interno e come esso possa contribuire ad accrescere il livello civile dell’intera società.

Nota dell'Autore

Il carcere è un’istituzione totale, e come tale lo ho osservato. Per istituzione totale E. Goffman considera «un posto di residenza e lavoro dove un gran numero di individui che vivono condizioni simili, tagliati fuori dal tessuto sociale per un notevole periodo di tempo, conducono un’esistenza amministrata formalmente»(*). Lo status del detenuto, sempre parafrasando Goffman, è sorretto dal solido edificio istituzionale, mentre la sua identità spesso risiede nelle crepe. Ebbene, io mi sono posto come una crepa. Per far questo ho fatto in modo di essere meno formale possibile, in quanto una tradizionale intervista da "giornalista" a detenuto ne avrebbe in qualche modo inibito la spontaneità ed, in ogni caso, l’umanità degli intervistati sarebbe stata mortificata da un ennesimo "interrogatorio". Con ognuno di loro ho avuto semplici e ripetuti colloqui nel corso dei quali ci siamo più o meno raccontati ed abbiamo imparato a conoscerci l’un l’altro.

La mia intenzione è stata sempre quella di limitare, per quanto possibile, ogni ingerenza nel vissuto che mi veniva offerto, ed anche se il mio sguardo è stato talvolta indirizzato dai pensieri e dalle emozioni che proprio quel vissuto mi suscitava, il mio intento è stato sempre quello di non giudicare. Così pian piano è nata fra noi quella fiducia che ha permesso ad entrambi di esprimerci ognuno con le proprie modalità: loro con la parola o con lo scritto (conservati nella loro formulazione originaria), io con la mia macchina fotografica. Molti avevano già il vizio della scrittura e mi portavano le poesie e gli sfoghi di una giornata o di un momento. Altri ancora lettere.

Qualcun altro è riuscito a tradurre su carta, dietro mio invito, le emozioni "vomitate" durante il nostro colloquio. Per motivi editoriali alcuni ritratti e testi di detenuti non sono stati pubblicati, e a tal proposito mi scuso. Ringrazio tutti gli uomini e le donne reclusi che si sono resi disponibili. Il lavoro è stato svolto all’interno dell’intero complesso di Rebibbia, che comprende la Casa di Reclusione Rebibbia Nuovo Complesso, la Casa di Reclusione Rebibbia Penale, il Femminile e la Terza Casa. Ringrazio mia madre mio padre e mio fratello per avermi sopportato e supportato e a loro dedico questa mia prima pubblicazione. Ringrazio Livia, il mio amore: anche lei mi sopporta con infinita pazienza. Ringrazio Ivo Saglietti per la sua amicizia, ricordando quella fredda giornata a Mitrovica. Ringrazio Roberto Boiardi per avermi concesso la sua fiducia ed aver creduto nelle mie capacità. Ringrazio la direttrice e la vicedirettrice del Femminile per avermi dato la possibilità di lavorare in relativa libertà. Ringrazio inoltre la direttrice della Terza Casa e tutti gli agenti della Polizia penitenziaria per la loro disponibilità. Ringrazio padre Giuseppe per avermi introdotto all’interno di Rebibbia Femminile.

Autore: Luca FERRARI

Luca Ferrari nasce a Roma il 10/06/1977 e vive attualmente a Londra. In Gran Bretagna ha conseguito la laurea in Documentary Photography all’University of Wales, Newport. Giovanissimo si reca due volte in Kosovo come freelance per lunghi periodi. Con il reportage tratto da queste esperienze vince nel 2001 la borsa di studio “Enzimi segnali di vita” - iniziativa culturale promossa dal Comune di Roma - ed inizia il suo lavoro di ricerca e di documentazione fotografica a Rebibbia. Dal 2003 si interessa concretamente della situazione politica e sociale dell’Africa dell’ovest ed in particolare della Sierra Leone, e realizza un reportage con il quale vince il premio Reginald Salisbury Photographic Award (University of Wales, Newport), il Primo Premio Studenti del prestigioso Observer Hodge Award (indetto dal settimanale The Observer) ed è stato “commended” allo Ian Parry Scholarship (indetto dal Sunday Times con il patrocinio di Don McCullin). É stato inoltre selezionato dall’University of Wales, Newport per rappresentare il Regno Unito al World Press Photo workshop per giovani fotografi, i cui lavori sono stati pubblicati in un libro dal titolo “Migration” ed esposti ad Amsterdam in una omonima mostra nell’ambito del World Press Photo Exhibition. Ha inoltre esposto i suoi lavori a Roma (Brancaleone ed Enzimi 2001), a Londra (The Guardian Newsroom, Tom Blau Gallery - Sunday Times) e a Parigi (Bar Florèal Gallery).