RELIGIONE

 

 

 

 

Formato: 17x24

 

Pagine: 220

 

Disponibilità: Disponibile

 

Prezzo: € 20,00

 

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Libro: TOLLERANZA - Tra religione e civiltà nel mondo cristiano, ebraico e islamico

Questo lavoro nasce dalle emozioni suscitate dagli accadimenti dell’11 settembre a New York. L’autore ha voluto tuffarsi in una ricerca storica, per tentare di capire quale ruolo abbiano giocato le religioni monoteistiche sul versante politico e sul concetto di Tolleranza. Partendo dall’iniziale supposizione di un’incidenza determinante dei fondamentalismi, via via che la ricerca entra nelle radici storiche, risulta sempre più mitigato l’aspetto religioso mentre prende corpo la volontà degli uomini di piegare tale aspetto a favore di scopi niente affatto spiritualistici.

È per questa ragione che vedremo un cristianesimo irrigidirsi man mano che (a partire da Sant’Agostino, per passare attraverso l’umanesimo ed il rinascimento) s’intrecciava con il potere politico per poi iniziare, dopo la Riforma, un cammino che lo avrebbe condotto fino ai giorni nostri, del tutto rinnovato e distante da quelle forti e dolorose intolleranze. Viceversa, l’Islam sembra percorrere una via del tutto inversa; ad una relativa Tolleranza, o quantomeno maggiore Tolleranza rispetto al Cristianesimo del tempo, tanto da suscitare un esodo al contrario sfociato nel fenomeno dei “rinnegati”, sembra vivere oggi un’epoca di rinnovati fondamentalismi. Percorrere quelle vicende costringe il lettore alla riflessione profonda sul valore materiale delle Religioni e sull’incidenza di sovrastrutture, tendenti a deviarne lo spiritualismo verso interessi materiali spesso anche malcelati. Il libro si suddivide in tre parti; la prima si sofferma sul Cristianesimo e le travagliate vicende che ne hanno minato l’unicità; percorrendo la storia delle guerre di religione l’autore segue un filo rosso che conduce all’affermazione di un laicismo peraltro ben chiaro ai primi cristiani ed a Gesù, che si sostanzia nella frase: “Dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Il dibattito scaturito dalla Riforma fornisce lo spaccato di un pensiero più che fecondo per il superamento delle intolleranze verso le minoranze; infatti i riformati da “intollerati” assumeranno loro stessi un atteggiamento intollerante, man mano che la loro fede si istituzionalizza. Così dicasi per le vicende riguardanti la Rivoluzione Inglese che, nell’alternanza del potere, offre un trampolino di lancio per l’acquisizione di libertà civili fino ad allora precluse.

La caccia alle streghe, l’identità degli atei e dei libertini focalizzano sia la necessità di una comunità forte e coesa a identificare il male nell’altro utilizzando il pregiudizio come strumento discriminante, sia, nel versante opposto, il bisogno di vivere una vita propria fatta di libertà e slegata da ogni sorta di incatenamento virtuale. Nella seconda parte del libro si va ad indagare come si sviluppa il concetto di intolleranza nelle comunità ebraiche, tanto dall’esterno verso l’interno, quanto nel loro stesso alveo. Le vicende riguardanti la comunità ebraica di Amsterdam e la vita che scorre all’interno dei ghetti, ci offrono una visione pragmatica dell’Ebraismo, che partendo dalla consapevolezza del popolo eletto, attraverso la rigida applicazione della legge al suo interno, si conquista pezzi di libertà da spendere quotidianamente in paesi ospitanti con usi e costumi diversi.

La terza parte, pur essendo un confronto con l’Islam, evidenzia la natura antropologica della dimensione religiosa, entro la quale le rivelazioni coraniche portate da Mohammed risultano del tutto innovative rispetto alla situazione pre-islamica. Lo stesso Jihàd appare un’istituzione statuale più che una guerra santa, sembra lo sforzo sempre vivo del musulmano a dare tutto se stesso a favore della propria comunità, la cui mancanza non consentirebbe una vita accettabile. La coesistenza della Repubblica di Venezia con il pressante mondo musulmano ai confini, fornisce un’interessante esperienza di come due nemici veri possano convivere. Le storie dei “rinnegati” sono una testimonianza di come e perché un cristiano del cinquecento poteva preferire lo stile di vita musulmano. Nell’ultimo capitolo di questa terza ed ultima parte, l’autore getta uno sguardo su ciò che avviene sotto il velo; partendo da presupposti antropologico-religiosi, ma soprattutto sociologici, emerge il desiderio di libertà della donna musulmana, una libertà che tiene conto però del bisogno di identità, al quale, forse, l’Islam ancor più delle altre religioni, fornisce una risposta esaustiva.

Autore: Maurizio BRILLI

Maurizio Brilli è nato ad Aprilia in provincia di Latina il 22 gennaio del 1954, in una nota famiglia borghese della cittadina pontina, vive l’infanzia e la giovinezza tra studio e sport. A 18 anni consegue la maturità artistica da cui acquisisce quegli elementi che gli saranno utili per le brevi e successive esperienze artistiche; infatti, in età matura realizzerà alcune opere musive come: “Veloce verso la Vitto-ria”, “Andrea Tafi Campione d’Italia”, “Medusa”, “Paolo Sarpi”, “Il Gabbiano”, “Coca Cola”, “Giove e Danae”. Nel 1972, al culmine di una brillante carriera sportiva (da più di un lustro è tra i più forti atleti ciclisti del lazio), in rappresentanza del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, partecipa ad un campus allestito dal Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici di Monaco, dove sono ospitati giovani studenti atleti di tutto il Mondo.

Quell’esperienza, vissuta nella tragedia del famoso attacco terroristico di un commandos palestinese contro la rappresentativa israeliana che partecipava ai giochi, sarà determinante nel suscitare in lui passione ed interesse per la storia e le scienze umanistiche. Coniugare la passione sportiva alla professione era per il giovanissimo Maurizio Brilli un’esigenza prioritaria, per questo, al ritorno dalle Olimpiadi partecipa a un concorso indetto dal C.O.N.I. per l’ingresso alla Scuola Centrale dello Sport, a cui accede nello stesso anno. Lo stretto rapporto con i docenti, con il famoso Elio Rimedio (commissario tecnico della rappresentativa italiana alle già citate Olimpiadi di Monaco), con i compagni di allenamento e di studio, l’ambiente goliardico della Foresteria dell’Acqua Acetosa, contribuirono a costruirgli intorno un mondo positivo ed entusiastico. Ma una dura realtà lo aspetta dietro l’angolo, una realtà che, inesorabile, arriva sottoforma di un malaugurato incidente, avvenuto nel corso di uno degli ultimi allenamenti prima dell’inizio della stagione agonistica. I postumi dell’incidente lo terranno lontano dalla Scuola tanto da precluderne la continuazione. Sarà assunto dal C.O.N.I. nei ruoli amministrativi e sarà questa la sua professione principale.

La curiosità che anima il suo carattere lo porterà ad occuparsi e interessarsi a più cose; contemporaneamente all’attività presso il C.O.N.I. assumerà l’incarico di Direttore del Tennis Club Brilli Primo, un centro sportivo intitolato alla memoria dello zio, dove potrà continuare a coltivare la passione per lo sport praticato, non che quello vissuto dietro la scrivania lo considerasse secondario, ma a volte, dice lui, si perde il contatto con l’umanità del campo, le vicende della strada, il sudore e la fatica. La laurea in storia coronerà uno dei suoi bisogni più forti: la ricerca dell’umanità nell’altro. Partendo dall’esclusione che il bene e il male abbiano una origine naturale, Maurizio Brilli vive la sua vita analizzando le ragioni e i fatti che fatalmente, ineluttabilmente conducono al bene e al male; sicuro che il dubbio, la speranza e la volontà siano elementi sufficienti a sostenere il proprio contributo verso la costruzione di quel percorso che conduce alla città del sole, o, se vogliamo essere più moderni, a quel mondo migliore che a volte ci pare irraggiungibile. “Quaderni Piacentini” e “Tolleranza – Tra religione e civiltà nel mondo Cristiano, Ebraico e Islamico” esprimono tutto il senso del suo pensiero, proteso curiosamente alla conoscenza dell’altro, dove spesso, in fondo, trova se stesso. Attualmente Maurizio Brilli ricopre l’incarico di Segretario del Comitato Regionale del Lazio della Federazione Ciclistica Italiana. È insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine di San Giovanni In Gerusalemme con la nomina di Magisterial Bull.