LE GINESTRE - DONNE IN...EDITE

 

 

 

 

Formato: 15x21

 

Pagine: 116

 

Disponibilità: Disponibile

 

Prezzo: € 10,00

 

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Libro: UN ANNO DOPO L'ALTRO

Una lettera di donna:

Le donne, lo so,

non dovrebbero scrivere;

ma io scrivo perché

Tu possa leggere da lontano nel mio cuore,

come quando sei partito

Non dirò nulla che non sia in te, molto più bello.

 

Marceline Desbordes-Valmore

(poeta francese 1786)

 

La vita avuta e dònata nel corso dei mesi e degli anni rappresenta la fonte di ispirazione primaria per la scrittrice Maria Luisa Giachetti Del Punta, alla sua seconda opera narrativa dal titolo “Un anno dopo l’altro”. Scorrendone le pagine troviamo, insieme ad altri temi, una verità spirituale e non solo, come meditazione quotidiana. Non rinchiudendosi in un guscio di lumaca, ma aprendosi alla vita, all’esperienza, con uno stile semplice e diretto, l’autrice sembra lasciar scorrere il tempo, di cui non si chiede l’origine in una sorta di diario perpetuo delle fasi della vita. Vita che si dipana per Maria Luisa in tante maniere diverse così come diverse le stagioni e i mesi dell’anno, affrontando come donna, da una stanza all’altra, da una memoria all’altra, la contraddizione giornaliera fra assillo del quotidiano e vocazione alla scrittura, per conquistare faticosamente la propria consapevolezza. La scrittrice pare accompagnarsi sempre nei suoi racconti viaggianti ad uno zaino interiore, da cui sfila, di volta in volta la propria fantasia. Le storie di ordinaria consuetudine scandite nel libro rivelano però uno straordinario scenario vitale. Tutto si addensa e prende forma di stagione in stagione, anno dopo anno, da gennaio a dicembre. Tutto sembra ripetersi ritmicamente in un caleidoscopio di azioni e visioni che rappresentano le varie fasi della vita. La nascita, l’adolescenza, la giovinezza e la maturità. I momenti all’esistenza umana, affidati all’ineluttabile, al verosimile, al tradizionale ripercorrersi, ricorrono quasi sempre sul filo del ricordo, nelle maglie di un nostalgico desiderio di rivivere giorni ormai lontani, in cui si toccava con mano, magari solo nella fantasia o nei desiderata, quella vicinanza d’amore e di intenti nella propria famiglia e nel resto dell’universo. Le settimane vissute nelle varie epoche, facevano apparire i sogni quasi reali e le paure svanivano nel tocco materno o paterno, in un fiore di primavera, nel caldo sole estivo o nel calore degli abbracci invernali, guardando la pioggia scendere dai vetri. La natura che fa il suo corso, la vita di ognuno e di tutti che segna il suo sentiero naturale dall’inizio alla fine. I 12 racconti però non nascondono avversità, miserie, meschinità anche se vogliono essere ricamati e riammagliati dentro un pianeta quasi perfetto e idilliaco. L’idillio svanisce e la perfezione non esiste e sarebbe anche alquanto noiosa a dirla tutta. Il linguaggio alfabetico delle narrazioni in Maria Luisa assume la forma e la sostanza di una scrittura parlata, sussurrata o gridata, non avvezza a sofismi o ricercatezze letterarie, se non per crearne di proprie. All’interno di un ordine naturale convive un ordine o disordine storico creato dall’uomo che porta conflitti, divisioni, diseguaglianze, ingiustizie con il quale fare i conti giorno dopo giorno. Niente è quindi casualmente vivibile o disegnato per sempre. Il racconto di Gennaio, mese freddo per eccellenza ma iniziatico di un nuovo anno, in cui si guarda avanti e indietro, narra la fredda storia di un uomo ridotto a vivere come un barbone in una via di Roma. Qualcuno si ferma o gli allunga una moneta, ma è come se l’uomo facesse parte del paesaggio e quando muore è come se si chiudesse il sipario su una esistenza sconosciuta e si continuasse una recita, passo dopo passo. La miseria e la disperazione vengono tracciate come canovaccio teatrale ormai accettato universalmente. La neve accompagna febbraio. Il nome del mese dal latino “februare” significa purificare, espiare. Il bianco della neve crea giochi per i bambini e copre i parchi e le strade di neve che vanno riscoperti e quasi riscritti come una pagina nuova. Maria Luisa fa vivere dentro ogni mese ragioni e sentimenti della propria e dell’altrui vita, ricercando valori che avverte perduti ma mai accantonati. Per parlarci di marzo, in assoluto il mese dei conflitti, si usano parole di risveglio e rinascita. L’inaspettata mimosa fa la sua comparsa, regalandoci un giallo luminoso. Nella narrazione del mese di aprile si punta sulla tradizione pasquale, dei peschi e dei mandorli in fiore. Maggio poi, mese delle rose variopinte e dell’amore che fiorisce narra la storia di una donna che passeggia solitaria, in una ripetuta ossessione, non alzando mai lo sguardo, percorrendo la sua strada come in una equazione e trama matematica. Ognuno si chiede quali fardelli pesanti accompagnino il passo di questa donna. Curva sulle spalle non lascia trapelare la benché minima “fisicità” o pensiero, tutto rivolto alla ricerca scientifica. Chissà quali gioie e dolori avranno avuto per lei i suoi mesi dell’esistenza. Giugno poi viene raccontato nella quotidianeità di un’insegnante alle prese con gli studenti, gli esami e la fine dell’anno scolastico. Luglio apre la porta alle vacanze da scegliere tra mare e montagna. Agosto è quasi un piccolo poliziesco. Un bimbo si perde in vacanza, lasciando i genitori nell’angoscia. Una piccola fuga fanciullesca. A settembre si raccoglie per l’inverno. Ma nella narrazione del mese si inventa una fuga d’amore di un capo d’azienda con una giovane dattilografa. Nulla di originale; l’uomo ha famiglia, ma la storia si rivela poi non passeggera e nasce un nuovo rapporto, lasciando e creando una scia di disagi e anche di non sopprimibile sofferenza. Nella storia l’autrice si sofferma molto sul cambiamento delle famiglie, sui rapporti che poi non sono quasi mai duraturi, accettando però le varie facce dell’innamoramento e dell’amore. In ottobre si vendemmia con tutti i riti e la fatica che la accompagnano. Novembre per l’autrice è il mese dedicato alle proprie radici, alle origini, al culto delle persone care scomparse.

A dicembre si tirano le somme di un anno, si fanno i bilanci del tempo che corre a velocità massima.

Aggrappandosi quasi ad un pessimismo cosmico si cita Leopardi ma poi, come in una moviola mai fermata, si lascia il passato per “tornare” al futuro e vivere il presente, qui e ora. Maria Luisa prende delle tante lettere dell’alfabeto usate per il suo libro, la S che si staglia come un’onda con le sue curve. Quando la si pronuncia diciamo “esse” troncando la parola “essere”.

L’autrice lancia come una specie di vademecum per cercare la felicità così difficile in un mondo sempre in guerra e non presente in cuori non pacifici. Le S sono cinque; la prima inneggia alla salute, la seconda alla serenità libera dal bisogno, la terza al sorriso, la quarta ai soldi e sicurezza economica, la quinta al sesso e alla sessualità da vivere con gioia e liberamente.

Il libro è uno scorrere del tempo che passa rapidamente ma viene incapsulato dalla scrittrice nella speranza di fermarlo nella propria mente e nel proprio animo perché nulla si disperda per ritrovare una umanità intera. Come in una giostra gattopardesca le parole ne “Un anno dopo l’altro” vorrebbero affrescare il mondo in cui ci è dato vivere, come un quadro in cui i colori possano cambiare continuamente senza che nulla cambi il corso di una bellezza salvìfica, quella della vita.

 

Gina Di Francesco


Autore: Maria Luisa GIACCHETTI DEL PUNTA

Maria Luisa Giachetti Del Punta ha origini toscane e vive a Roma. È stata la moglie felice di Veniero e madre e nonna orgogliosa di esserlo. Ha pubblicato un primo libro di racconti con Herald Editore nella collana “Le Ginestre Donne In… Edite” diretta da Gina Di Francesco, ora si cimenta con questo suo secondo lavoro sperando sia letto con gioia e benevolenza. Maria Muzzarelli ha impreziosito i suoi scritti con disegni fatti con bravura e amore. Anna Cacciotti Turco ha seguito il tutto tenendo i rapporti con l’editore con tanta attenzione.