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Fermare l’invasione – Le ragioni del blocco navale

Ciò che favorisce la schiavitù moderna è la tratta degli esseri umani con il corollario dell’immigrazione illegale: la persona che arriva sulle coste europee diventa un essere invisibile, non tutelato, che si appoggia su aiuti umanitari non sufficienti per assicurare una vita normale. È facile finire nello spaccio della droga e nella prostituzione, diventare schiavo per debito, nei campi agricoli, accattone nei centri urbani, pedina di Al-Qaeda. La “globalizzazione alla cinese” invoglia le imprese neoliberiste a sostituire le delocalizzazioni con l’immigrazione di massa per giungere all’azzeramento delle distanze tra la manodopera a basso costo ed i mercati del consumismo occidentale. Ci sono soluzioni – ancorché complesse ed impegnative – che aiutano a stroncare, una volta per tutte, la schiavitù moderna in Europa. L’Ue non può affrontare il problema “tamquam non esset”, ma deve comprendere che esso è collettivo e che la “politica dello struzzo” non è vincente, pena l’invasione dell’intera Europa. Essa non può più esimersi dall’applicare l’opzione della cosiddetta ‘strategia diretta’ e l’Italia deve portare i suoi obiettivi sul tavolo del negoziato a Bruxelles. Il problema non si affronta ai confini d’Europa, lasciando incrementare le morti in mare, ma occorre giocoforza attivare – in parallelo ai decreti sicurezza – un’interdizione navale dei porti di partenza, ridando fiducia al cittadino e all’intera comunità.

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Autore

  • Nicola De Felice

    Nicola De Felice, Ammiraglio di divisione (r), nasce a Roma il 4 agosto 1958. Frequenta il Collegio navale “F. Morosini” a Venezia, entra in Accademia Navale di Livorno e si laurea in Scienze Politiche e in Scienze Marittime.
    A bordo della fregata Sagittario, fa le prime esperienze operative in Libano. Assicurata la difesa missilistica della nave ammiraglia V. Veneto, si classifica 1° alla scuola di comando navale e riceve il comando di Nave Basento.
    Diventa comandante dei cadetti in Accademia Navale, successivamente è a Parigi per sviluppare il sistema missilistico destinato alle portaerei, ai caccia e alle fregate italo-francesi.
    Nel 1997 sulla fregata Scirocco quale Comandante in II, quindi Comandante della fregata Orsa durante la guerra in Kosovo.
    Richiamato a Roma, sviluppa i sistemi di combattimento della Marina e incoraggia importanti accordi internazionali. Nel 2004 è il Comandante del caccia lanciamissili “F. Mimbelli”, partecipa ad attività NATO e con la flotta russa.
    Dopo aver coordinato la programmazione finanziaria della Difesa, fino al 2010 è Addetto militare presso l’Ambasciata d’Italia in Tunisia, dove promuove dissequestri sistematici dei pescherecci italiani e azzera il flusso migratorio illegale. Promosso contrammiraglio, quale Direttore del Centro Innovazione della Difesa è Presidente del Comitato dei Centri di eccellenza nazionali della NATO. Durante la presidenza italiana Ue del 2014 scrive la strategia e il piano d’azione per la sicurezza marittima europea, propedeutica all’operazione Sophia. Nel 2015 è Comandante della Marina Militare in Sicilia, assicura supporto logistico alle operazioni europee e NATO nonché il recupero delle 900 salme del barcone affondato davanti alle coste libiche. Promosso ammiraglio di divisione, si ritira dal servizio attivo e fonda un comitato nazionale per la lotta alla tratta degli esseri umani e all’immigrazione clandestina, in difesa della sovranità e dell’identità italiana. Polemologo e giornalista, è Senior fellow del Centro Studi Machiavelli e collabora con i giornali Libero, La Verità, Il Tempo, La Gazzetta del Sud, L’Identità, con il TG4 e con “Diario di guerra” di Rete 4.

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