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UN UOMO SOLO

L’opera letteraria: “Un uomo solo” appartiene al periodo più fecondo della narrativa di Maria Luisa Giachetti Del Punta.
Il romanzo è un tentativo, perfettamente riuscito, di ritrarre la multiforme società contemporanea, con lo strumento della descrizione, apparentemente impersonale, tipico dello stile verista che sfocia però nell’idealità. La vita, le cose, le persone parlano da sole, ma sono sorrette e accompagnate da fantasia ed umanità. Tutto viene rappresentato con gli occhi e la psicologia dell’autrice e dei personaggi. Il linguaggio è quasi quello della lingua parlata. Sullo sfondo della vicenda, sempre ricca di accadimenti e stupefacenti attese, si apre uno scenario che ripropone le alterne, variopinte, chiare ed ambigue disposizioni dell’animo umano. Si potrebbe dire, parafrasando il titolo che “solo un uomo” sentendo la solitudine come una impronta indelebile in sé, si può ritrovare isolato, ma forse solo mai. Le donne incontrate, incarnate in anime differenti, fanno uscire dalle ombre solitarie ed aprono alla vita: è storicamente provato. Le donne avvicinate dal nostro uomo si intrecciano in una griglia amorosa, alla Flaubert, con sentimenti educati, fatti camminare nelle varie storie vissute.
In tutto il testo si usa la prima persona, in una sorta di colloquio auto coscienziale, che prova a svelare le più recondite pulsioni, le insicurezze, le passioni.
La lettura si accavalla nei meandri di una vita standardizzata di un uomo che vive una vita chiusa, che non conosce vere condivisioni con gli altri e, che non si è mai innamorato sul serio.
Mai in stato di bisogno, benestante, ha avuto a suo dire, una esistenza tranquilla con lo studio, il lavoro. Lavoro che vive sempre come “un imperativo etico”, come realizzazione.
I suoi legami familiari sono stati difficili e lo hanno reso introverso e incapace di amare davvero. Si inaridisce per tanto tempo e rincorre il lavoro e la carriera, quasi a ricordarci Bel Ami di Maupassant, una carriera contro la morte, senza averne però lo spessore di uomo e personaggio. Ha amato sempre l’indipendenza non solo economica ma di relazione con sé e il mondo. Cerca di amare le donne certo, ma ne ha paura, non le vuole su un piano paritario, pur continuando a cercarne la complicità e volendo essere compreso da loro.
Si sposta per lavoro, tesse rapporti sfuggevoli con amici e conoscenti, non ha progetti definiti ma si lascia abitare da interrogativi sulla sua esistenza così quasi senza scopo, scoprendo il dolore implacabile della solitudine. Ha bisogno d’amore e di darlo, ma non riesce ad andare più in là di un debole parlarsi, non tira fuori le sue voci interiori, non vuole dividere la vita con qualcuno. Conosce o, crede di conoscere, tre donne: Laura, Bruna ed Ambra. Con loro intrattiene una insostenibile leggerezza del vivere, non dell’essere. Tre donne diversissime e gradevoli ma, dalle quali non si sente capito e, che lui non ricerca come possibili compagne di vita. Ama troppo la sua libertà, alla quale non sa però dare spessore e parola. Quando si ritrova solo gli sembra tutto insopportabile, quando è in compagnia delle donne non riesce ad andare oltre un sorriso o fuggitivi sguardi. Tutto sembra scorrere a sua insaputa in un momento da cui si esclude.
In un momento solo si dimentica di tutto. Responsabilità, avvilimenti, vergogna. Lo incuriosisce la vicinanza di una donna, gli piacciono le belle forme femminili, ma è o crede di essere indifferente all’amore. Insomma, il nostro uomo si crea una corazza verso il mondo e l’altro sesso, tanto da vedersi lui stesso in uno scrigno casalingo, dove rifugiarsi.
Ambra sembrava averlo preso di più dentro di lui. Aveva conseguito la patente quando la frequentava, avevano una quotidianità di una normalità e banalità disarmanti.
Dopo la laurea sembrava essere pronto per andare alla conquista del mondo, scordandosi inconsciamente che senza amore e relazioni profonde con gli altri, non si va da nessuna parte.
Arrivato alla pensione si sarebbe rinchiuso in casa, come ha fatto, per continuare i suoi giorni sempre uguali e solitari. Si sentiva comunque soddisfatto di aver raggiunto quel traguardo. Continuava a gridare però la propria condizione di uomo solo, perché incapace di far uscire le sue emozioni, i suoi bisogni veri.
Un altro libro di Maria Luisa Giachetti Del Punta che sconfina nell’intimistico ed esistenziale con pagine che aprono la mente. Sempre con uno stile piacevole, ma con acume ed introspezione. Non un romanzo di un fallimento umano, ma la narrazione delle contraddizioni di ogni essere vivente, soprattutto nelle relazioni fra i sessi.
“Parlavo da solo come…pensavo facessero gli eremiti o gli uomini di clausura” si dice nell’ultima pagina del testo.
Ma l’eremo non è un guscio di lumaca e, solo nel rapporto con gli altri, ritroviamo noi stessi.
 

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Autore

  • Maria Luisa Giachetti Del Punta

    Maria Luisa Giachetti nasce a Cascina (in provincia di Pisa) e vive a Roma. Lasciò l’insegnamento per dedicarsi al marito Veniero Del Punta e ai figli Sonia e Stefano in modo totale.

    Questa decisione la rese felice specialmente dopo la nascita di Valerio, il suo unico nipote. Purtroppo la sua vita si spezzò repentinamente quando rimase sola, così s’inventò un nuovo modo di vivere: la Nuova Acanto (un’associazione culturale di cui è socia), il teatro e anche lo scrivere sperando nella benevolenza di chi leggerà i suoi racconti..

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