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I GRANDI MALI DELLA SANTA CHIESA – DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI

Il contenuto di questo poemetto, per dirla con Dante, “a molti fia sapor di molto agrume”, ma è una verità su cui la Chiesa dovrebbe meditare, attuando una Riforma ‘vera’ che molti fedeli aspettano da tempo: non basta, e non serve, che l’attuale papa dica loro “Buon giorno”, “Buon pranzo”, “Ricordatevi di pregare anche per me”, che annunci la cancellazione o la modifica della frase (di Cristo) rivolta a Dio nel Padre nostro “Non c’indurre in tentazione”, o s’inventi che “il sesso è un dono di Dio” (mettendolo alla pari della fede), quando Dio, creato Adamo, gli disse “Prolificate e popolate il mondo”, né che auspichi ‘pubblicamente’ il matrimonio dei preti, e quindi anche del papa (per dare un taglio alla pedofilia di molti “ministri” di Dio), provocando la reazione di un suo ex collega in pensione, facendo di lui un anti-papa e di se stesso un anti-Cristo (quando Gesù stesso disse: “Chi vuole seguire me abbandoni la famiglia”).
La Chiesa riconosca i suoi errori, passati e presenti, e non si proclami “Maestra insuperabile di verità” e addirittura “Parola di Dio”.

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Autore

  • Mario Scaffidi Abbate

    La biografia di Mario Scaffidi Abbate è molto complessa e difficile da ricostruirsi. Sono innumerevoli gli episodi della sua vita, spesso più unici che rari, di cui soltanto nei suoi libri pubblicati e nei suoi scritti vari si può cogliere qualche sprazzo. La sua attività molteplice, di professore, di giornalista, di fondatore, di direttore e vicedirettore di riviste, di critico letterario, di traduttore, di sceneggiatore in diversi programmi della RAI, la sua vocazione per la pittura, per la musica e soprattutto per la poesia, che gli valse molti premi, e persino nel teatro, non si può descrivere in poche parole. In tutti i campi della cultura è stato veramente un personaggio raro. Come un novello Pindaro, “quasi torrente che alta vena preme”, ha scritto versi a non finire, di cui una buona parte, essendo manoscritti, nemmeno nel computer ha potuto riversare. Vale per lui la frase di Olindo Guerrini (citata da lui stesso in uno dei suoi libri, L’antro acherontico) “O manoscritti miei gettati al vento!”.

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