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Valona 1920 – L’ultima difesa
Nella seconda metà del 1919 e nel 1920 l’Italia, nonostante la splendida e completa vittoria riportata sull’Austria, attraversò un periodo di grave depressione e di disordini interni.
Lo Stato accennò per la prima volta a disgregarsi nelle fazioni, e le Forze Armate vittoriose, prese come bersaglio dalla demagogia e non adeguatamente difese dal Governo ebbero momenti di scoraggiamento e di smarrimento. Indubbiamente, la causa principale di quella depressione nazionale si deve rinvenire nell’azione sotterranea delle potenze rivali attraverso i partiti politici: la storia dell’Italia dell’epoca non è comprensibile se non si tiene conto di quella costante azione; possibile, facile ed efficace solo perché all’epoca il sentimento nazionale e cioè il sentimento di solidarietà di tutte le classi nell’interesse superiore della Nazione, era ancora scarso e poco sentito fra le masse popolari, che portavano il retaggio di secoli di servitù.
In quella grave situazione, si vennero a trovare in condizioni particolarmente difficili le truppe che durante la Grande Guerra erano state dislocate in Albania e che in origine costituivano una Armata al comando, in ultima, del generale Settimio Piacentini.
Questa Armata si era andata rapidamente riducendo di forze e di reparti, perché le classi di leva erano state in parte congedate, mentre le perdite erano continue per malattia. Il clima e l’ambiente malsani, l’infierire della malaria, la scarsezza dei rifornimenti alle guarnigioni dell’interno avevano fatto sì che i reparti fossero ridotti a veri scheletri, mentre non giungevano dall’Italia né complementi, né materiali, né viveri. Ciò nonostante, gli intrighi politici e le accuse dei detrattori non fiaccarono il senso del dovere dei nostri soldati e sulle alture di Mai-e-Sturos il Tenente Colonnello Giovanni Messe dominò le vicende del combattimento, simbolo di indomita e inflessibile forza di comando.
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