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IL MONASTERO ROMANO DI REGINA COELI – Dalla fabbrica di Anna Colonna Barberini alla Casa Circondariale di Roma

Regina Coeli non si nasconde alla città e Roma non nasconde Regina Coeli che si mostra con la sua sobria ed austera costruzione antica di via della Lungara e con il suo imponente ed articolato stile panottico, a chi si affaccia dal Gianicolo. Quel mondo silenzioso e multietnico che vive parallelamente al caos cittadino è la Casa Circondariale di Roma, più nota con il nome di Regina Coeli.
Regina Coeli è un mondo riservato, come la pena impone, ma che rivela, a chi varca la sua soglia, un luogo pulsante di vivace umanità. Regina Coeli è, nella vita della capitale, il momento d’incontro tra la storia e la pena. Ogni suo angolo trasuda eventi e personaggi, pagine di vita e di sofferenza, legate a vicende criminali o di giustizia secondo i codici di ogni epoca.
Il carcere di Regina Coeli è insieme la storia di tanti uomini e tante donne che hanno vissuto e vivono l’impegno di operare per la giustizia; è la storia di noi tutti che quotidianamente, da 130 anni, incontriamo un’umanità dolente e verso la quale ci rivolgiamo, fedeli al nostro motto: «Despondere spem munus nostrum» (garantire la speranza è il nostro compito), occupandoci della condanna e del condannato, della sua salute e del percorso rieducativo, garanti della sicurezza sociale e protesi verso la rieducazione del reo.

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Autore

  • Jacopo Curzietti

    Storico dell’arte laureato nel dicembre 2004 in Lettere alla Sapienza Università di Roma, dove consegue anche il Diploma di Specializzazione in Storia dell’arte medioevale e moderna nel luglio 2009. Nel 2008 ottiene la Borsa di Studio triennale “Premio Balzan” messa a disposizione della Fondazione Internazionale Premio Balzan di Zurigo. Ha pubblicato studi sulla scultura romana del XVII secolo su numerose riviste specializzate e volumi collettanei, attribuendo su basi documentarie e stilistiche nuove opere al catalogo di diversi artisti quali – tra gli altri – Giulio Cartari, Domenico e Giovan Francesco de Rossi, francois du Quesnoy, Cosimo Francelli, Andrea Fucigna, Domenico Guidi e Lazzaro Morelli, oltre a importanti precisazioni archivistiche in merito all’attività di Gian Lorenzo Bernini e a quella del fratello Luigi. Sulla base di inediti riscontri documentari di estrema rilevanza e di un’originale lettura iconografica nel 2011 pubblica un volume monografico sulla decorazione seicentesca della chiesa romana del SS. Nome di Gesù diretta da Giovan Battista Gaulli (Giovan Battista Gaulli. La decorazione della chiesa del SS. Nome di Gesù, Roma: Gangemi, 2011). Particolare Attenzione ha inoltre rivolto alla figura di Antonio Raggi e al tema della scultura funeraria seicentesca, cui ha dedicato molteplici contributi e di cui sta ora curando due studi di carattere monografico.

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