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Il multiverso

Sulla “possibile” esistenza di altri universi, visto che lo spazio è infinito, sono state fatte tante supposizioni, che rendono difficile il consenso di chi le legge. Il Multiverso come parola nacque nel 1895 dall’idea del filosofo e psicologo americano William James, e fu ripresa, come idea dell’esistenza di universi paralleli, dallo scrittore di fantascienza statunitense Murray Leinster nel 1934 e in seguito da molti altri, fra i quali Jorge Luis Borges, divenendo un classico del genere fantastico. Tale idea o concetto cominciò a svilupparsi nel 1957 nella mente di Hugh Everett III, un fisico statunitense, che esercitava la sua attività soprattutto all’Università di Princeton. Il titolo originario della sua teoria era, in breve, Una formulazione relativa alla meccanica quantistica, una ipotesi che nel campo filosofico era già stata posta dagli atomisti greci, i quali sostenevano appunto l’esistenza di molti mondi, e che si rafforzò con la rivoluzione copernicana, che scoprì la grandezza effettiva dell’universo, contenente miliardi di galassie. Nel Rinascimento ne aveva già parlato Giordano Bruno, che la Chiesa cattolica, “Maestra Insuperabile, Suprema ed Infallibile di fede e verità”, accusò di eresia e lo bruciò su uno dei tanti roghi che usava per gli eretici (fra i quali persino un teologo, Teilhard de Chardin, sostenitore di una “Creazione continua”, non come quella, definitiva, della Genesi: la Chiesa lo definì “il fatiscente eretico che si congiunge a Dio anche col corpo”, come sosteneva anche Teresa d’Avila, che la Chiesa invece santificò. Figurarsi cosa avrebbe detto della meditazione yoga degli Indiani (il Mantra Yoga), che provoca nel corpo un flusso di energia che scende dal cervello e che nell’ultimo stadio si capovolge è dà l’illuminazione.

Il punto fondamentale di questo libro, parte in versi e parte in prosa, che non parla solo del Multiverso, consiste nel fatto che se Dio, come dice Giovanni nel Vangelo, “in principio era la Parola, consiste nella riflessione che ogni cosa che ha un principio (come la vita dell’uomo) deve avere una fine, di conseguenza l’attività di Dio come parola, se si considerano in particolare i cellulari, che gl’Indiani definiscono, insieme ad Internet, l’aspetto scientifico, telematico e informatico di Dio, sia pure fra molti secoli o millenni, finirà, e Dio comunicherà con gli uomini (che sono creature, discendenti da Lui a partire da Adamo, se la Genesi, come tutta la Bibbia, è veramente “Parola di Dio”), attraverso l’illuminazione che avverrà nella loro mente, e sarà questo il nuovo modo di comunicazione fra Dio e gli uomini, anche se Berdiaev sostiene che Dio non ha nessun rapporto con gli uomini, e la Chiesa da parte sua sostiene che “Dio è staccato dalla sua Creazione”. L’ipotesi del Multiverso è fonte di disaccordo nella comunità dei fisici, che la collocano nella scienza di confine, dannosa per la fisica teorica in quanto pseudoscienza, una speculazione teorica non falsificabile da dati o evidenze sperimentali.

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  • Mario Scaffidi Abbate

    La biografia di Mario Scaffidi Abbate è molto complessa e difficile da ricostruirsi. Sono innumerevoli gli episodi della sua vita, spesso più unici che rari, di cui soltanto nei suoi libri pubblicati e nei suoi scritti vari si può cogliere qualche sprazzo. La sua attività molteplice, di professore, di giornalista, di fondatore, di direttore e vicedirettore di riviste, di critico letterario, di traduttore, di sceneggiatore in diversi programmi della RAI, la sua vocazione per la pittura, per la musica e soprattutto per la poesia, che gli valse molti premi, e persino nel teatro, non si può descrivere in poche parole. In tutti i campi della cultura è stato veramente un personaggio raro. Come un novello Pindaro, “quasi torrente che alta vena preme”, ha scritto versi a non finire, di cui una buona parte, essendo manoscritti, nemmeno nel computer ha potuto riversare. Vale per lui la frase di Olindo Guerrini (citata da lui stesso in uno dei suoi libri, L’antro acherontico) “O manoscritti miei gettati al vento!”.

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