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SIAMO SPIACENTI MA NON C’INTERESSA – Caro Editore ti scrivo

Oggi nel campo dell’Editoria, come nella Politica, nell’Istruzione, nell’Economia e persino nello Sport, non c’è più religione, nel senso latino della parola, che, dal verbo re-ligo (“legare con qualcosa”), non lega più l’autore all’editore, che il libro non lo legge ma lo affida a un redattore, il quale, se il guadagno è certo ma c’è dentro qualcosa che lo può compromettere, l’aggiusta, in parte o in tutto, “come gli pare a lui”, quando una legge dice: “Non si tocca la ‘mano’ di chi scrive e firma il libro e mai non si ribalta ciò che appartiene ad altri. Letto il libro, il redattore si mette in contatto con l’autore e gl’indica con garbo dove c’è qualche cosa che non va. L’analisi si fa con una critica amorosa del testo, accompagnata da un’umiltà che impedisca all’autore di sentirsi offeso”.

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  • Mario Scaffidi Abbate

    La biografia di Mario Scaffidi Abbate è molto complessa e difficile da ricostruirsi. Sono innumerevoli gli episodi della sua vita, spesso più unici che rari, di cui soltanto nei suoi libri pubblicati e nei suoi scritti vari si può cogliere qualche sprazzo. La sua attività molteplice, di professore, di giornalista, di fondatore, di direttore e vicedirettore di riviste, di critico letterario, di traduttore, di sceneggiatore in diversi programmi della RAI, la sua vocazione per la pittura, per la musica e soprattutto per la poesia, che gli valse molti premi, e persino nel teatro, non si può descrivere in poche parole. In tutti i campi della cultura è stato veramente un personaggio raro. Come un novello Pindaro, “quasi torrente che alta vena preme”, ha scritto versi a non finire, di cui una buona parte, essendo manoscritti, nemmeno nel computer ha potuto riversare. Vale per lui la frase di Olindo Guerrini (citata da lui stesso in uno dei suoi libri, L’antro acherontico) “O manoscritti miei gettati al vento!”.

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