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IL CONCLAVE del 1740

Ci sono voluti 255 scrutini per arrivare a raggiungere i 50 voti che hanno permesso l’elezione al soglio pontificio del cardinale Prospero Lambertini. Il sessantacinquenne Benedetto XIV si appresta ad affrontare il pontificato con determinazione e vigore, convinto di dover portare una ventata di rinnovamento all’interno della Chiesa e delle sue strutture. Anche sul piano diplomatico-politico la sua azione sarà a largo spettro e non di poco conto. Sono stati sei mesi di interminabili votazioni, che hanno visto contrapporsi, con veti reciproci, le fazioni guidate dai cardinali più influenti, condizionate dalle principali corti europee come in un moderno scontro politico tra partiti. Le cronache, lasciateci da alcuni dei personaggi che furono testimoni di quell’evento, ci fanno immergere totalmente nell’atmosfera di Roma alla metà Settecento. Sono stati sei mesi di interminabili votazioni, che hanno visto contrapporsi, con veti reciproci, le fazioni guidate dai cardinali più influenti, condizionate dalle principali corti europee come in un moderno scontro politico tra partiti. Le cronache, lasciateci da alcuni dei personaggi che furono testimoni di quell’evento, ci fanno immergere totalmente nell’atmosfera di Roma alla metà Settecento.

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Autore

  • Adriano Sconocchia

    Adriano Sconocchia si è laureato in lettere nel 1984 seguendo un corso di studi in Storia Moderna. Ha pubblicato alcuni saggi storici sul Risorgimento e sul Brigantaggio postunitario e pontificio. Ha tenuto, presso l’Università La Sapienza, un seminario sul brigantaggio nello Stato Pontificio ed è autore di romanzi, anche di ambientazione storica. È autore, regista e interprete di testi teatrali.

INTRODUZIONE

È l’inizio del 1740, papa Clemente xii ha concluso la sua missione sulla terra e si apre così il conclave per eleggere il nuovo pontefice. È auspicio comune che lo Spirito Santo illumini bene e presto le menti dei cardinali elettori, nella scelta del futuro papa. In realtà, ci vollero ben sei mesi perché quello Spirito irradiasse la sua saggezza sui porporati.

Il conclave che portò all’elezione di Benedetto xiv (il cardinale Prospero Lambertini) durò dal 6 febbraio al 17 agosto. Cinquantaquattro cardinali rimasero richiusi per sei mesi nei Palazzi vaticani e quattro di loro ci lasciarono anche la propria vita. Furono mesi piuttosto agitati a causa delle interminabili trattative e delle pesanti diatribe insorte tra i contendenti, durante le quali vennero create e fatte fallire diverse candidature. La contrapposizione tra le fazioni formate dai porporati legati al defunto papa Clemente xii, o ai papi precedenti che li avevano elevati al cardinalato, condizionarono fortemente gli “squittinii” (scrutini) che alla fine risultarono essere ben 255. Non di minore importanza furono le pesanti influenze sul voto esercitate da parte delle principali corti europee, nonché italiane, che si servirono dei porporati come loro referenti all’interno del conclave, per condizionarne le trattative. Sono interessanti, e a volta destano anche curiosità, le modalità con cui avvenivano i negoziati, non dissimili dai giochi della politica cui si assiste ancora oggi.

L’idea di narrare le vicende che hanno preceduto e accompagnato il conclave del 1740 è nata quando è capitato fra le mie mani il Diario di Roma di Francesco Valesio, un abate romano di origini francesi. La narrazione cronologica del Diario va dall’agosto del 1700 al 1742, con un’interruzione di date che lascia scoperti gli anni tra il 1711 e il 1724.

Grazie alle preziose notizie e curiosità del diarista romano è stato possibile ricreare le atmosfere, i dissidi, gli intrighi politici, i fatti di cronaca, le abitudini e i costumi di vita caratteristici dei personaggi altolocati che, alla metà del Settecento, vivevano nella Città Eterna. Ma anche il popolo romano gioca il suo ruolo in questa storia e le bizzarrie del clima meteorologico di quei tempi, per alcuni versi simile a quello che stiamo vivendo oggi, fanno da sfondo all’intera vicenda. Valesio ha documentato il conclave del 1740 in maniera minuziosa, raccontandone i fatti, le tendenze e le trattative che lo hanno caratterizzato durante quei sei lunghi mesi. Il diarista romano si sofferma, oltre che sulla cronaca politica e sugli intrighi di potere, anche sugli aspetti caratteriali e fisici dei protagonisti, inclusi i loro difetti e vizi, dando vita ad un affresco di quella che era la vita sociale e religiosa nella Città Eterna di quell’epoca.

Non meno utili ai fini della conoscenza degli accadimenti che caratterizzarono quel conclave sono le descrizioni lasciateci dal magistrato e scrittore francese Charles de Brosses, durante il suo viaggio in Italia durato quasi due anni e iniziato nel 1739. De Brosses è a Roma in quei mesi e, nelle sue Lettres ecrites d’Italie à quelques amis, racconta il clima che si viveva in città nelle settimane a ridosso della morte di papa Clemente xii e durante il conclave. Il magistrato francese descrive la sua visita alla salma del pontefice appena defunto, le solenni esequie e, con arguta minuzia, i preparativi per allestire i “mini appartamenti”, ricavati all’interno dei Palazzi vaticani, in cui alloggiavano i conclavisti. De Brosses e Valesio ci hanno lasciato anche una descrizione sintetica di molti dei porporati impegnati nel conclave, senza esimersi da giudizi personali, a volte decisamente sprezzanti (soprattutto da parte del primo dei due). Per questo motivo ho voluto riportare, in questa pubblicazione, anche i ritratti dei singoli cardinali che parteciparono all’elezione di Benedetto xiv, incluse le loro ambizioni personali e i loro vizi.

Ho provato a dare un’impronta giornalistica a questo saggio, cercando di riproporre, in maniera vivida, una vicenda di quasi trecento anni fa. In poche parole, è come se le notizie di quell’epoca lontana comparissero su un quotidiano qualsiasi di oggi (anche se oramai le sfogliamo direttamente dal web), dando vita ad una appassionante cronaca di una kermesse paragonabile a quelle elettorali contemporanee, alternandole a fatti di cronaca generale e, di tanto in tanto, ai bollettini meteo.

Gli eventi di quel lontano 1740 si svolgono nei palazzi del potere di allora, cioè quelli del Vaticano, e sullo sfondo campeggia una Roma sorniona e in perenne attesa, il cui popolino vive, allo stesso tempo, con ansia e disincanto lo sviluppo degli avvenimenti, pronti a commentarli in un’unica, ironica, sarcastica e dissacrante voce: quella della storica statua di Pasquino.

Lascio al lettore la curiosità di valutare eventuali corrispondenze con fatti e personaggi attuali, attraverso le immagini e le descrizioni regalateci dai nostri due diaristi dell’epoca, guide imprescindibili nella narrazione di quell’evento.

A.S.

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