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Il controsistema “Palamara”: parola agli avvocati

INTRODUZIONE di Mauro Vaglio

Fine maggio 2019.

Alcuni quotidiani pubblicano uno scoop sulla magistratura. A seguito delle intercettazioni ambientali di un incontro all’Hotel Champagne di Roma tra magistrati, politici e componenti del C.S.M., nasce il “caso Palamara”, che di giorno in giorno si colora sempre più di giallo, anzi … a dirla tutta dà l’avvio ad un vero e proprio thriller istituzionale, che porterà alla radiazione di Palamara dalla magistratura e a pesanti provvedimenti disciplinari nei confronti degli altri attori della vicenda!

E l’Avvocatura in tutti questi anni?

Niente, solo un SILENZIO ASSORDANTE …

Come se non bastasse nel 2021 la Mondatori pubblica il libro “IL SISTEMA”, con sottotitolo “Potere, Politica, Affari: storia segreta della Magistratura italiana”, in cui il giornalista Alessandro Sallusti intervista l’ormai ex Magistrato Luca Palamara, primo ex membro del C.S.M. nella storia radiato dall’ordine giudiziario nell’ottobre del 2020.

Nell’inutile attesa di assistere ad una presa di posizione ferma delle Istituzioni forensi, nasce l’idea di interrogarci e di interrogare la base dell’Avvocatura su questa indegna vicenda che è diventata l’emblema del malcostume giudiziario.

Con quale scopo?

Molto semplice, rappresentare anche al di fuori della nostra categoria il sentimento degli Avvocati di fronte a quanto è emerso e sta continuando ad emergere sul funzionamento interno della magistratura, con gravi e pesanti ripercussioni all’esterno e, soprattutto, con smisurati danni per il Popolo Italiano, nel cui nome si dovrebbe amministrare la Giustizia.

Ecco che ne consegue l’idea di un libro dal titolo provocatorio: “Il controsistema «Palamara»: parola agli Avvocati – Analisi della storia segreta della magistratura tra potere, politica e affari”, presentato pubblicamente in un convegno in video conferenza il 9 settembre 2021, al quale sono stati invitati i leader dei principali partirti politici. Ha accolto l’invito a confrontarsi sull’argomento il solo Sen. Matteo Salvini, che ringrazio per la sua consueta disponibilità con tutti e per il suo interessante intervento di circa 20 minuti.

Come ci siamo organizzati per realizzare poi il presente volume?

Nel libro “Il Sistema” si parla in un unico contesto di tutte le malefatte accadute da Mani Pulite in poi, noi invece questo “sistema” abbiamo voluto suddividerlo in tre diversi sistemi:

Il sistema Magistratura e Politica

Il sistema CSM

Il sistema Procure e Indagini

Relativamente a ciascuno di questi sistemi sono estati estratti, grazie al lavoro certosino del Collega Fabrizio Perfumo, degli stralci significativi dal libro di Sallusti/Palamara e sono stati uniti insieme, in modo da permetterne una trattazione sistematica.

Sulla base di questo lavoro sono stati realizzati i tre capitoli centrali di questo testo, predisposti rispettivamente dagli Avvocati Gianni Dell’Aiuto, Andrea Sticca, Alessio Tranfa. Ognuno di questi capitoli si conclude con le considerazioni raccolte da un numero notevole di altri Avvocati, che hanno ritenuto di esprimere la propria opinione al riguardo, dando anche i propri suggerimenti su come superare le criticità emerse nel nostro ordinamento giudiziario.

Infine, essendo state raccolte nel frattempo dal Partito Radicale e dalla Lega le firme per i sei quesiti referendari sulla giustizia, strettamente connessi alle narrate vicissitudini della magistratura, abbiamo avviato un sondaggio tra gli Avvocati di numerose regioni italiane per sapere cosa ne pensassero.

I risultati di questo sondaggio sono stati riportati e commentati, in un apposito capitolo, dall’Avv. Marina Meucci.

Ne è scaturito un testo che affronta e fa riflettere su tutti i problemi che attanagliano la giustizia in Italia e che non permettono di essere sereni nel ripercorrere l’iter dei principali processi assurti alle cronache degli ultimi decenni né di guardare con fiducia al futuro finché ci sarà, pur a fronte di una maggioranza dei Magistrati che esercita diligentemente e con dedizione il proprio ministerio, la ripartizioni in correnti che impongono la propria influenza sulle più importanti attività del Consiglio Superiore della Magistratura, in parte eletto proprio da quelle stesse correnti.

Una delle soluzioni indicate dagli Avvocati, invitati a suggerire come superare questa problematica – ma lo leggeremo meglio più avanti – è stata la seguente: “Una riforma costituzionale che introduca «il giudice dei giudici» cioè un organo autonomo per giudicare le violazioni disciplinari commessi dai magistrati nell’esercizio delle loro funzioni”.

Guarda caso corrisponde proprio a quanto risulta proposto sul quotidiano Il Tempo del 20 novembre 2021, nel quale venivano intervistati il Presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, e l’Avv. Gianluigi Pellegrino, recentemente nominato Commissario dell’Istituto regionale di Studi Giuridici A.C. Jemolo di Roma.

Si tratta di un articolo intitolato “La proposta dell’avvocato Pellegrino accolta con favore dal presidente del Consiglio di Stato «Istituire un’Alta corte disciplinare unica per tutte le magistrature»”, la cui prima parte mi sembra utile trascrivere quasi integralmente qui di seguito

 

Estratto da pag. 8 de Il Tempo del 30 novembre 2021: “«Serve un passaggio ineludibile: la recisione del cordone ombelicale tra associazioni di categoria dei magistrati e componenti eletti negli organismi istituzionali di governo autonomo delle magistrature. Solo così si ripristina la fiducia dei cittadini». È questa la «ricetta» che il presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, ha proposto contro la «guerra delle correnti», a conclusione dei lavori del convegno dedicato a «Ripresa e giustizia», tenutosi ieri a Palazzo Spada.

«L’istituzione di una Alta corte disciplinare e dei conflitti per tutte le magistrature può contribuire a dare nuova legittimazione alla giurisdizione, senza indulgere in vecchi e nuovi populismi, prima troppo giustizialisti e oggi tutto all’opposto», ha proposto l’avvocato Gianluigi Pellegrino, Commissario dell’«Istituto Jemolo», che offre un corso annuale gratuito (addirittura con borsa di studio) per la preparazione di aspiranti magistrati e aspiranti avvocati. «È necessario uno statuto comune per tutte le giurisdizioni, nel rispetto del pluralismo, e l’Alta Corte a composizione mista rafforzerebbe tutto questo, mettendolo a regime ed evitando eventuali eccessi di autoreferenzialità», ha spiegato l’avvocato Pellegrino.

Patroni Griffi si è detto favorevole alla proposta dell’Alta Corte disciplinare comune per la magistratura ordinaria e amministrativa»”.

Un altro aspetto molto evidenziato dai nostri Colleghi è quello dell’insufficiente numero dei magistrati e, soprattutto, l’inaccettabile quantità di quei magistrati fuori ruolo dislocati un po’ in tutti i posti di potere.

Mi fa quindi molto piacere chiudere questa breve introduzione richiamando due articoli apparsi sui quotidiani Il Dubbio e Il Riformista in data 4 dicembre 2021, che affrontano in modo fortemente critico questa indubbia problematicità.

Da Il Dubbio del 4.12.2021 (pagg. 1 e 6) con il titolo e i sottotitoli “PARLA ENRICO COSTA DI AZIONE «Stop ai fuori ruolo: così le toghe hanno colonizzato tutti gli apparati» – L’esercito dei magistrati fuori dai tribunali: dal Perù a Rabat, passando per Parigi e Bruxelles. Costa: «Sovrapposizione tra potere giudiziario ed esecutivo da superare» – LA RISPOSTA DEL GOVERNO AL DEPUTATO DI AZIONE: «LA COMMISSIONE LUCIANI HA PRESENTATO PROPOSTE INTEGRATIVE MIRATE ALLA RAZIONALIZZAZIONE DEGLI INCARICHI». MA L’EX MINISTRO È INSODDISFATTO: «UNA NON RISPOSTA»”.

Nell’articolo poi si legge più specificamente: “Ce n’è uno in Perù, esperto giuridico nell’ambito di un progetto di cooperazione internazionale. Un altro si trova in Tunisia, come “prosecutor adviser” nella missione di assistenza alle frontiere dell’Unione europea in Libia. E un altro ancora a Rabat, come magistrato di collegamento con il ministero della Giustizia in Marocco. E poi toghe dislocate a Parigi, Bruxelles, L’Aja e decine sparse per i vari ministeri, in particolare a via Arenula. Si tratta di alcuni esempi pescati dal lungo elenco dei magistrati fuori ruolo, 161, stando alle informazioni consultabili sul sito del CSM e aggiornate al 30 aprile 2021. Numeri dei quali ieri ha chiesto conto il deputato di Azione Enrico Costa, in un’interpellanza urgente indirizzata al governo e alla quale ha risposto la sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina, che ha ricordato norme vigenti e impegni futuri, senza però entrare nel merito delle questioni evidenziate dall’ex ministro. Che ha denunciato il “pericolo” di una sovrapposizione dei poteri dello Stato, con una colonizzazione, di fatto, della politica della giustizia da parte delle toghe.

… Macina … ha ricordato che il limite di tempo massimo fuori ruolo è di dieci anni complessivi e che il trattamento economico rimane identico a quello goduto da magistrato, salvo specifiche indennità.

… evidenzia Costa, che «noi avremo sempre dei pareri, delle soluzioni, degli emendamenti e delle valutazioni orientati in una certa direzione». Ma c’è di più: «Il potere giudiziario si inserisce nel potere esecutivo, attraverso questo nucleo e attraverso questa struttura. E io sono certo, sottosegretaria Macina – ha affermato – che quello che mi risponderà lei oggi saranno documenti e atti scritti proprio da quell’ufficio legislativo».

… il vicepresidente del CSM David Ermini: «Attualmente il numero dei posti scoperti nella pianta organica dei magistrati ordinari raggiunge le 1300 unità – ha evidenziato il numero due di Palazzo dei Marescialli – e sono posti che andrebbero coperti con urgenza per far funzionare al meglio le riforme messe in campo».

Certo, 161 toghe in più forse non risolverebbero il problema e comunque rimane forte l’esigenza di nuove assunzioni, per le quali sono state appostate delle risorse nella legge di Bilancio.

Ma di certo sarebbe un’iniezione di forze non di poco conto, data l’urgenza di ridurre i tempi della giustizia …

«Penso che ci sia veramente un’intersecazione, un incrocio, che costituzionalmente non è accettabile – ha evidenziato Costa –, soprattutto per quello che attiene al ministero della Giustizia».

… E poi l’ufficio legislativo del ministero della Giustizia, dove a fianco di 10-12 toghe siede solo un’unità “laica”. «Mi spiace perché, quando faccio una proposta, come mi è capitato l’altro giorno, di un ordine del giorno, ovviamente arriva il parere negativo del ministero della Giustizia. Si diceva, semplicemente, che le sentenze di assoluzione devono avere sui giornali lo stesso spazio dedicato alle inchieste, e non va bene. Perché le inchieste chi le fa? Le fanno i magistrati – ha sottolineato Costa –, le fanno i procuratori della Repubblica che fanno le loro belle conferenze stampa; non vogliamo mica togliere questo palcoscenico».

E poi Il Riformista sempre del 4.12.2021 sulla medesima insostenibile situazione, con titoli e sottotitoli del seguente tenore: “INVASIONE DI TOGHE A VIA ARENULA MA PER IL GOVERNO VA TUTTO BENE – Al ministero della Giustizia 103 su 161 magistrati fuori ruolo. Costa (Azione): «La risposta alla mia interrogazione è una non risposta. Chiediamoci perché nell’ufficio legislativo non ci sono avvocati»”.

Testo dell’articolo: Al momento non c’è alcuna volontà del Governo di modificare l’attuale normativa sui magistrati fuori ruolo. È quanto emerso ieri alla Camera quando la sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina ha risposto ad una interpellanza dell’onorevole di Azione Enrico Costa. Quest’ultimo ha così motivato la sua iniziativa: «Nasce da una situazione che ritengo grave, che si protrae da molti anni. Centinaia di magistrati, anziché svolgere attività giurisdizionale nei tribunali, lavorano presso organismi vari, presso ministeri, presso organismi internazionali, presso tutta una serie di strutture, che non hanno niente a che fare con l’attività giurisdizionale». Ha poi ricordato le parole che il Presidente dell’Unione Camere Penali Gian Domenico Caiazza ha pronunciato all’ultimo congresso dei penalisti, facendo del distacco dei fuori ruolo uno dei principali temi dell’attività politica dell’Unione: «Il condizionamento che l’ordine giudiziario esercita fattivamente sul potere legislativo ed esecutivo è strategicamente organizzato, mediante il distacco di centinaia di magistrati presso i dicasteri governativi. Di particolare gravità è soprattutto la presenza di circa un centinaio di essi presso il Ministero della Giustizia, quasi a rappresentare plasticamente una concezione proprietaria della giustizia stessa. Si tratta di un fenomeno del tutto abnorme e sconosciuto presso i Governi delle democrazie liberali, che assicura alla magistratura un livello di ingerenza assolutamente decisivo nella politica giudiziaria del paese, così vanificando il fondamentale principio della separazione tra i poteri dello Stato».

Secondo i dati aggiornati del CSM al 30 Aprile 2021, sono 103 su 161 i magistrati fuori ruolo … distaccati presso il Ministero della Giustizia. Per questo, ha aggiunto il responsabile giustizia di azione, «è evidente che se all’ufficio legislativo del ministero abbiamo quasi al 100% componenti che provengono dalla magistratura, noi avremo sempre dei pareri, delle soluzioni, degli emendamenti e delle valutazioni orientati in una certa direzione. Ma c’è di più: il potere di giudiziario si inserisce nel potere esecutivo, attraverso questo nucleo e attraverso questa struttura».

… Quindi che idea ha il governo su questo? E qual è la retribuzione media dei fuori ruolo? La sottosegretaria Macina nel rispondere ha fatto il resoconto delle norme vigenti in materia, dicendo che «conservano il trattamento economico del proprio grado». … Costa si è detto «insoddisfatto» della risposta: «Si tratta di una non risposta. Si tratta di una elencazione di norme che sono state alla rinfusa raffazzonante in un testo di risposta all’interpellanza …». E rivolgendosi alla Macina: «Quando le scrivono [i fuori ruolo di Via Arenula] che il trattamento economico è lo stesso, si faccia spiegare che cos’è l’indennità di diretta collaborazione. Poi capisce perché c’è la fila a entrare nel Ministero della Giustizia. C’è la coda per quello e perché l’Anm ha interesse ad avere nei gangli del Ministero della Giustizia delle persone che la pensano in un certo modo. Chiediamoci perché non ci sono degli avvocati. Se noi vogliamo rappresentare all’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia tutte le voci della Giustizia e del processo, dovremmo avere degli avvocati».

Mi è sembrato giusto riportare quasi integralmente questi articoli perché danno un quadro molto preciso di alcuni dei problemi della giustizia in Italia, problemi che andrebbero risolti immediatamente.

Forse è il caso di dire BASTA a tutto questo, l’Avvocatura è dalla parte di chi vorrà farlo.

Le correnti, i rapporti con la politica, le liti tra magistrati, le vendette e tutto quanto descritto da Luca Palamara nel suo libro debbono sparire, né si può accettare che, una volta condannato lui, tutto il resto scompaia come d’incanto e, con esso, rimangano totalmente impuniti tutti coloro che hanno contribuito a determinare, mantenere, rafforzare e sfruttare questo indegno sistema.

E adesso … BUONA LETTURA!

 

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QUALCOSA SULL’ASSOCIAZIONE FORENSE

“ORGOGLIO DI TOGA”

di Mauro Vaglio

 

Prima di affrontare i temi trattati in questo volume, mi sembra utile per il lettore spendere qualche parola per presentare l’associazione forense “Orgoglio di Toga”, che ha permesso di elaborare e realizzare in modo sistematico il libro.

Perché e come nasce “Orgoglio di Toga”?

Durante una delle numerose riunioni con quei 15 Colleghi che poi ne diventeranno Soci Fondatori, insieme al sottoscritto Mauro Vaglio, ci siamo interrogati su cosa mancasse realmente all’Avvocatura di oggi.

Sentita anche l’opinione di altri Colleghi, esterni alla politica forense, è emersa chiaramente la disaffezione per le rappresentanze dell’Avvocatura, che – a loro e nostro parere – hanno perso, soprattutto negli ultimi tempi, quei VALORI indispensabili per essere Avvocato e per esprimere l’ORGOGLIO di esserlo.

Così è nata la VISIONE delle qualità che avrebbero dovuto avere i SOCI, le RAPPRESENTANZE e il TEAM di un’Associazione in grado di rispondere a queste esigenze.

La domanda successiva è stata: ESISTE UN’ASSOCIAZIONE FORENSE CHE ESPRIMA TUTTO QUESTO?

La risposta è sorta spontaneamente: NO, NO, NO!

Allora come facciamo? L’unica soluzione possibile è venuta senza nemmeno pensarci troppo: LA CREIAMO NOI, partendo proprio dai nostri valori!

Nasce così ORGOGLIO DI TOGA – Forti e Determinati a Difesa dell’Avvocatura.

Ma non era sufficiente, bisognava che tutto quello che intendevamo esprimere fosse immediatamente percepibile da tutti, che emergesse a prima vista.

E così è stato studiato un logo che mostra simbolicamente tutta la nostra forza, la nostra determinazione e la nostra visione.

Il Logo di Orgoglio di Toga, ideato e realizzato dalla socia fondatrice Silvia Cappelli e dalla sorella gemella Arch. Federica Cappelli, è costruito intorno ad un concetto centrale: la “O” di orgoglio disegnata dalle corde che si dipartono dalla nappa della toga e che, come in una maglia di intenti comune, indissolubile e forte, vanno a simboleggiare la nostra comunità: cerchi concentrici in continuità che hanno una radice comune.

I quattro simboli rappresentano poi i principi cardine dell’Associazione volta a tutelare la categoria:

Il cuore, all’apice di destra della nappa: è la radice comune che si identifica con l’orgoglio positivo e profondo che nasce dal cuore, l’orgoglio che non nutre paure, l’orgoglio che dà la forza di combattere per gli ideali in cui si crede.

La penna, scendendo in basso, che rappresenta lo strumento con il quale la nostra categoria dà espressione ed imprime forza ai propri pensieri e valori, anche presso le Istituzioni forensi, nella costante vocazione alla orgogliosa difesa e realizzazione del proprio ruolo costituzionale.

La coccarda, simbolo della digitalizzazione dell’epoca e, inevitabilmente, anche della nostra professione e che, impressa nel logo, esprime l’attenzione dell’associazione alle dinamiche contemporanee in cui la classe forense si trova ad operare con lo spirito di migliorarne l’efficienza.

Le ali di Hermes, all’apice di sinistra, rappresentano il messaggero degli dei presso gli umani e sono manifestazione di equilibrio. Racchiudono la bilancia della giustizia, che serve a dirimere le liti con equilibrio e che poggia sul libro della legge, uno dei nostri principali strumenti di lavoro. È questo lo spirito della associazione, la cui azione non è volta alla conquista delle poltrone ma a perseguire con equilibrio (anche delle persone che ne fanno parte) l’interesse preminente della categoria e dei Colleghi nel rispetto del decoro e della onorabilità della classe forense, anche nel confronto sempre corretto con le Istituzioni.

Tutto ciò per realizzare e vivere insieme questa rinascita dell’Avvocatura.

La rinascita della nostra categoria passa necessariamente per l’orgoglio di farne parte e di permettere il funzionamento della giustizia, grazie alla tutela dei diritti esercitata in favore dei nostri assistiti.

Poiché la nostra missione è proprio quella di tutelare i diritti, dobbiamo pretendere che la giustizia sia esercitata esclusivamente “in nome del popolo italiano”, principio contro cui configgono gli avvenimenti che hanno coinvolto l’ordine giudiziario e di cui parleremo in questo libro.

 

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